Il Rum bruciava nella gola di Joe che nella sua vita non aveva mai bevuto nulla di così forte, ma si obbligò a resistere fino a che poté. Tossendo, sputando e versandosi addosso parte del contenuto, riuscì però ad ammazzare la sua bottiglia, strappando urla di esultanza ai pirati che non aspettavano altro per riprendere a trangugiare.
“La prima prova è superata, ragazzo! - Si congratulò Shank ormai completamente sbronzo, avvicinandosi e assestandogli una poderosa pacca sulla schiena – E ora la seconda! Spiega Fettuccia, spiega!”
“La seconda prova consiste nel far crollare a terra un uomo…senza però toccarlo.” Precisò.
Ancora una volta Joe dovette riflettere su come agire, perché, sì, un uomo avrebbe potuto atterrarlo ma senza ricorrere alle sue armi…come avrebbe fatto? I suggerimenti di Shank e degli altri su come una sapiente zaffata di Rum potesse funzionare non riuscirono a convincerla. Non avrebbe mai alitato in faccia a nessuno! Pensò disgustata. Mai.
L’occasione propizia le si presentò però quando Floyd, inciampando nei suoi stessi piedi, finì riverso al suolo. Soppesando la bottiglia vuota che aveva ancora in una mano, Joe gli si avvicinò e con eleganza gliela fracassò sulla testa, lasciandolo semi tramortito.
Shank si avvicinò e, toccandolo con la punta dello stivale gli strappò un lamento “Sì, è ancora vivo! – Esclamò soddisfatto – Prova superata! E ora la terza, ultima e fondamentale”
Lasciò ad Amerigo la spiegazione, che dietro suggerimento del Sior Nero disse solennemente “Trovare una nave per il nostro Capitano”
Trovare una nave? Che diavolo si aspettavano da lei questi ubriaconi? Che procurasse loro una nave tutta da sola? Dopo una breve esitazione, Joe iniziò a parlare “Ecco…ci sarebbe una nave. Quella del Capitano Flint. E’ abbastanza distante dalle altre perché nessuno si accorga di noi – sì, sarebbe stata una vendetta coi fiocchi, rise tra sé e sé immaginando l’espressione che si sarebbe dipinta sul volto di Flint – se volete seguirmi…” Concluse avviandosi cautamente.
Flint? Nessuno conosceva quel nome ma al momento non sembrava importante. Se il ragazzo diceva che c’era una nave, allora l’avrebbero presa!
Solo Shank e Sputafuoco però andarono con Joe, gli altri furono spediti a reclutare qualche uomo per rimpolpare le fila della ciurma che allo stato attuale delle cose era ridotta davvero all’osso. Non era nei piani di Shank ripartire tanto presto, avrebbe avuto tutto il tempo di selezionare qualcuno dopo aver goduto ancora per qualche giorno degli intrattenimenti che l’isola di Barbado offriva, aveva sperato…
La nave del Capitano Flint era ormeggiata all’estremità sud del porto, in posizione isolata, proprio come aveva detto Joe. Shank e Sputafuoco trovarono un buon punto di osservazione nascosti dietro ad alcune botti, in attesa che il ragazzo portasse a termine la sua ultima prova per diventare un vero pirata. Erano stati davvero ingegnosi Fettuccia e il corvo, sogghignò Shank, poi tirò fuori il suo cannocchiale per osservare meglio la scena…
“Dannazione! Non vedo un accidenti!”
“Capitano – gli bofonchiò Sputafuoco all’orecchio – lo tenete al contrario…”
“Ma certo, volevo solo vedere se te ne saresti accorto…” Cercò di giustificarsi.
Superato l’intoppo, finalmente si dedicarono all’osservazione dell’impresa che Joe stava portando a termine. Era riuscito a salire furtivamente sulla nave, arrampicandosi sul ponte grazie ad una corda che pendeva da uno dei fianchi dell’imbarcazione, poi, cogliendo di sorpresa uno dei marinai di guardia, che a dir la verità era occupato in quel momento ad orinare fuori bordo canticchiando, lo scaraventò in acqua. Da là sotto il poveraccio non poté far nulla se non dare l’allarme ai suoi compagni, i quali in fretta e furia si presentarono sul ponte accorrendo al richiamo. Erano in due ma in breve tempo finirono a terra privi di sensi. Sembrava non esserci nessun altro sulla nave di Flint, Tempesta, ecco il suo nome, così Shank mandò Sputafuoco ad aiutare Joe a liberarsi dei due che aveva tramortito, gettandoli in mare. Poi salì a bordo, mettendosi al timone e calcandosi il tricorno sulla testa.
Amerigo e gli uomini che era miracolosamente riuscito a radunare, erano in vista ad una decina di metri dal pontile, e avanzavano di corsa, mentre dietro di loro si precipitavano Flint e la sua ciurma.
Quando tutti ebbero raggiunto Tempesta, ed ogni uomo si sistemò al proprio posto, Shank ordinò di mollare gli ormeggi per allontanarsi il più velocemente possibile dall’isola, e dalla linea di tiro dei loro inseguitori.
“La bandiera!” Disse poi rivolto al suo secondo. Sputafuoco non se lo fece ripetere due volte e sciolse il nodo con cui se l’era assicurata alla vita. Sì, perché dopo aver perso il conto delle volte in cui il Capitano era riuscito a perderla, bruciarla, renderla inutilizzabile nei più svariati modi, quello era l’unico espediente con il quale sarebbe stata al sicuro, ogni volta che scendevano dalla loro nave. Con un sorriso di trionfo ammainò quella di Flint gettandola a mare con un ghigno e issò la loro, che fino all’arrivo a Barbado aveva svettato sul pennone del Boia.
“Ai cannoni!” L’urlo di Shank risuonò nell’aria e di nuovo fu Sputafuoco a rispondere, perché quella era la sua specialità, e la sua passione, niente lo eccitava come un colpo di cannone ben assestato. Così, mentre Tempesta si allontanava veloce virando in direzione del mare aperto, e Flint imprecava dal pontile, caricò uno dei cannoni e lo puntò verso il porto. La palla finì in acqua, a pochi metri da dove si trovavano gli uomini, sollevando alcuni spruzzi che li colpirono in pieno. Flint imprecava, maledicendo Shank e la sua ciurma e giurando che si sarebbe vendicato ma le sue urla si perdevano nel vento e nella brezza fresca della sera che gonfiava le vele portandoli lontano.
Amerigo si trovava a poppa, godendosi la scena accanto a Joe che, orgogliosa di se stessa, mandava saluti in direzione del pontile. Quando la vide lanciare un bacio a Flint, strabuzzò gli occhi e si allontanò di qualche passo da quello che credeva essere un ragazzo. D’ora in avanti lo avrebbe tenuto d’occhio, mormorò al Sior Nero…
Tempesta non poteva certo reggere il confronto con Il Boia, era più piccola, due alberi e una decina di cannoni, ma per il momento Shank doveva accontentarsi, era pur sempre meglio di niente. Una breve perquisizione dell’imbarcazione fu sufficiente ad accertare che non c’era nulla di valore, a parte qualche corona, alcune pistole e un paio di schioppi. Ma la stiva era piena di provviste e di Rum. Cosa si poteva chiedere di più?
Nella cabina dell’ex Capitano trovò un portagioie che custodiva una collana. Fece dono del monile alla Strega, quando, mentre i fumi dell’alcool lentamente si dissolvevano, si ricordò della visione che aveva avuto mentre consultava le sue carte: la polena di una nave che rappresentava una sirena. Proprio come quella di Tempesta!
Ormai il sole era tramontato, era giunto il momento di tracciare una rotta. Shank decise che si sarebbero diretti a St. Martin. Da Barbado in quattro giorni avrebbero raggiunto St. Dominique, da là in altri tre giorni, passando da Santiago sarebbero arrivati a Tortuga, dove sarebbe stato probabile trovare un’altra nave o per lo meno qualche baratto vantaggioso. Poi ci sarebbero voluti altri tre giorni, per arrivare a destinazione.
Stabilita la rotta, informò la ciurma. Il bicchiere della staffa, o forse sarebbe meglio dire il barile, concluse la loro giornata.
Joe trascorse una notte agitata, forse sarebbe più corretto dire che non dormì affatto. Costretta a dividere gli spazi con gli altri uomini, non si sentiva affatto a suo agio, e come se non bastasse il rollio della nave le stava facendo rivoltare le budella. Ma ce l’aveva fatta, continuava a ripetersi, ce l’aveva fatta! Era riuscita a farsi imbarcare!
Finalmente riuscì a prendere sonno e quando riaprì gli occhi scoprì che era già mattina inoltrata. Non sapeva con esattezza a che ora avrebbe dovuto presentarsi sul ponte ma temeva di essere terribilmente in ritardo. E quando, salendo in coperta, vide il Capitano e l’espressione sul suo viso, ne ebbe la certezza. Deglutì e si preparò alla ramanzina che non tardò ad arrivare.