Sto come una foglia d'autunno, che danza trascinata dal vento senza sapere dove e quando cadrà...
Sono il gatto con gli stivali che dal tetto osserva il mondo scorrere, una zampina dentro ed una fuori...
Imparo a lasciar andare...
lunedì, 30 marzo 2009

Cose da donne? Oggi mi va così...

Lilithx77x alle 12:33 in: donne, pirati
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Ho combattuto contro il riscaldamento che non ne voleva sapere di partire questa mattina in ufficio, proprio oggi che la giornata è grigia, uggiosa e piovosa e se scopri un pezzo di pelle raggiunge all'istante temperatura da frigorifero! Ma non si dice che il freddo rassodi e conservi? Uhm... magari non tutto il male viene per nuocere! Mi soffierò il naso fino alla fine dei tempi, l'estate non tornerà mai (tanto poi quando arriva io mi lamento che fa caldo ^^ ) ma almeno sarò soda come un uovo cotto al punto giusto?

Non credo... :D

Comunque, oggi mentre lavoravo (sì! Lavoro anch'io!) ho fatto una scoperta: http://mon.thly.info

E che cos'è direte? Forse le bimbe che passano ogni tanto a leggere da queste parti un'idea se la saranno fatta semplicemente leggendone il nome: monthly, che immediatamente richiama alla memoria un appuntamento mensile sgradito e doloroso. ^^

Ecco, questa cosetta web serve a prevedere la data di inizio del proprio ciclo mestruale sulla base di dati inseriti (quelle dei mesi precedenti) e anche della prevista ovulazione. Ci si registra. E' gratuito. Si annotano le date sul calendario e un boxino rosa ti avvisa quando inizierà il tuo NEXT PERIOD con conto alla rovescia di settimane e giorni. Un comodo reminder ti avvisa via mail un paio di giorni prima che accada. Un prospetto riassuntivo ti contggia: il giorno corrente del ciclo, la durata media, ultima ovulazione, previsioni della prossima, ecc...

Serve davvero? Non ne ho idea... ma perchè no? ^^

Di mestruazioni avevo già parlato, tempo fa in questo post: superstizioni, museo delle mestruazioni, arte mestruale con assorbenti usati che diventano quadri @.@

Cosa ci manca da dire? Mi mancherebbero i rimedi della nonna (io che mi imbottisco di farmaci...) oppure... ah sì! La Moon Cup, quell'aggeggio si dovrebbe introdurre 'comodamente' per raccogliere il sangue... non so se ci voglio davvero pensare! O il ritorno dell'assorbente 'ecologico' che non inquina perchè non si getta ma si lava e si riutilizza... ecco, forse di quello possiamo parlare... Pareri contrastanti ovviamente, chi dice faccia semplicemente schifo, chi ricorda quando quello era l'unico modo... io non lo reputo una cosa particolarmente disgustosa, e credo potrebbe essere una soluzione adottabile (meno rifiuti e più risparmio?) ma siamo sicure che tiene? Voglio dire... dobbiamo uscire di casa con il timore di inzaccherarci? Non lo so... diciamo che per ora non sono proprio proprio convinta...



Ancora mentre lavoravo mi sono imbattuta in un altro 'argomento' ben più allegro e frivolo, sulla cui utilità non avevo mai indagato, ma se in giro ci sono, e se si vendono, vorrà dire che qualcuna li compra. Così una breve oerlustrazione del sito in questione mi ha portata alla scoperta di questi deliziosi oggettini che non so se mai nella mia vita indosserò, ma chissà... quante volte abbiamo detto 'io questo non lo farò mai' e poi ci siamo ritrovate a fare precisamente quella cosa?

Quindi, eccoli... perchè ancora non ho detto di cosa sto parlando: i copricapezzoli! ^^ Io ho scelto quelli a tema pirata! ^^

Ovviamente ce ne sono per tutti i gusti, di ogni altro tema, forma, motivo, colore e dimensione (sì, anche dimensione!): con le piume, con le paillettes, a forma di cuore, con quei cosetti che penzolano e si fanno girare, con i fiocchetti, con i nastrini, floreali, ecc...
























giovedì, 26 giugno 2008

Fifteen men on a dead man’s chest...

Il caldo è scoppiato all'improvviso lo scorso w.e. Sono passata da un confortevole maglioncino di cotone alla voglia di strapparmi di dosso anche la pelle!

La notte non si dorme e quando un filo d'aria fresca si decide a bussare alle finestre aperte che per ore e ore l'hanno chiamata invano...è ormai ora di alzarsi...Ma il problema nn è tanto il caldo, quanto il luogo geografico in cui sono costretta a sopportarlo! La città in estate! No, no e no! Potrei fare come le rondini e migrare? Potrei andare a vivere al mare? Potrei rispolverare il progetto di vivere vendendo banane ai turisti su una spiaggia tropicale?

E con il caldo nn si ragiona!! Come si potrebbe senza un adeguato condizionatore? Peccato che il mio abbia deciso di darsi rumorosamente per morto proprio un paio di giorni fa in un'immensa e imprevista pozza d'acqua...

Pace all'anima sua! Piratesca fascia per tenere indietro la folta chioma e piedini scalzi, sopporteremo anche questo! ^^

E per restare in tema di pirati...il quarto capitolo di Shank il Bello è online su Maybetodream e, la mattina mentre faccio colazione mi guardo L'Isola del Tesoro, cartone animato tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson...



Fifteen men on a dead man’s chest

Yo ho ho and a bottle of rum

Drink and the devil be done for the rest

Yo ho ho and a bottle of rum



The mate was fixed by the bos’n’s pike

The bos’n’ brained with a marlin spike and

Cookey’s throat was marked belike It

Had been gripped by fingers ten and

There they lay all good dead men like

Break o’ day in a boozing ken__

Yo Ho Ho and a bottle of rum



Fifteen men of a whole ship’s list

Yo Ho Ho and a bottle of rum

Dead and be damned and the rest gone whist!

Yo ho ho and a bottle of rum



The skipper lay with his nob in gore where the

Scullion’s axe his cheek had shore

And the scullion he was stabbed times four and

There he lay and the soggy skies

Dripped all day in up-staring eyes at

Murk sunset and at foul sur-prise

Yo ho ho and a bottle of rum



Fifteen men of ‘em stiff and stark

Yo ho ho and a bottle of rum

Ten of the crew had the murder mark

Yo ho ho and a bottle of rum



‘Twas a cutlass swipe or and ounce of lead or a

Yawning hole in a battered head

and the scuppers glut with a yawning red and

There they lay aye damn my eyes

All lookouts clapped on par - a - dise all

Souls bound just con – tra – ri - wise

Yo ho ho and a bottle of rum



Fifteen men of ‘em good and true

Yo ho ho and a bottle of rum

Every man Jack could ha’ sailed with old Pew

Yo ho ho and a bottle of rum



There was chest on chest of Spanish gold with a

Ton of plate in the middle hold

And the cabins riot with stuff un told As

They lay there that had took the plum

With a sightless glare and their lips struck dumb

While we shared all by the rule of thumb

Yo ho ho and a bottle of rum



Fifteen men of a dead man’s chest

Yo ho ho and a bottle of rum

Drink and the devil had done for the rest

Yo ho ho and a bottle of rum



We wrapped ‘em all in a mains’l tight with

Twice ten turns of a hausers bight

And we heaved ‘em over and out of sight with a

Yo heave ho and fare you well

And a sullen plunge in a sullen swell

Ten fathoms deep on the road to hell

Yo ho ho and a bottle of rum






Uh...e poi negli scorsi giorni ho fatto questi, che si aggiungono alla serie dei personaggini di Anita Blake ^^

Edward, nuovo, e Jason un po' più nudo come chiedeva Azzura...



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lunedì, 26 maggio 2008

L'Antica Canzone

Lilithx77x alle 01:26 in: racconti, concorsi, pirati, esperimenti di narrazione
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Nel 2003 insieme all'amico Salkaner ho partecipato ad un concorso: "Orrore Pirata", indetto da pirati.net

Il nostro racconto si è classificato quattordicesimo...

Questa sera me lo sono ritrovato tra le mani ed eccolo qui ^^



*** *** ***

L'ANTICA CANZONE



C'erano solo due cose che il giovane Pete McSink non poteva mancare di notare, nelle fumose e malfamate taverne che gli capitava di frequentare nella sua poco onorabile carriera di pirata: le belle ragazze e le canzoni marinare. Ora, poiché le seconde abbondavano in genere più delle prime, si può dire che negli anni se n’era fatta una certa cultura. Cultura che peraltro, disponendo di una voce tutt'altro che disprezzabile (specialmente quando adeguatamente sciolta nella giusta quantità di rhum), contribuiva a sua volta a diffondere, nella speranza forse che venisse utile ad attrarre l'altra cosa interessante reperibile in taverna.

Naturalmente, le orecchie di Pete si drizzarono quando il Vecchio Strabico (a proposito, ricordate sempre di presentarvi appena entrate in taverna, altrimenti sarete sempre chiamati col nome del vostro difetto più evidente), dopo il quarto o quinto boccale, prese a cantare quella canzone mai sentita prima…



“…T’aspetto sulla riva avventuriero

Vieni da me e abbandona il veliero…”




L'aria nella taverna si fece d'incanto gelida, e né il fuoco scoppiettante del camino, né il grog dei boccali sembravano riscaldare l'atmosfera. Eppure la canzone sembrava così bella e orecchiabile, faceva pensare a danze davanti ai porti, quando finalmente i marinai tornavano dalle loro dame...

Il capitano Fisktyv si avvicinò infine al Vecchio Strabico e gli diede una pacca per farlo smettere. Ma quello, forse per il troppo rhum in corpo, non parve sentirlo nemmeno e non si fermò che a canzone finita...o meglio, finché non cadde addormentato. E finalmente l'atmosfera da taverna riprese col giusto ritmo, insomma le bevute, le risse e quant'altro.

McSink fu l'unico ad avvicinarsi al Vecchio Strabico, cercando di svegliarlo. La canzone era davvero bella, e voleva sentirla cantare. Purtroppo quello rispose semplicemente “Non posso” prima di emigrare in quel mondo di sogni che poche cose oltre al rhum sanno dare.

“Lascialo stare, McSink” lo richiamò il capitano, e va a dormire: domani all'alba si salpa”

“era una bella canzone” ribattè semplicemente McSink”

Lo sguardo del capitano si fece duro “certe canzoni non andrebbero mai cantate. Nemmeno di giorno sulla terraferma. Attirano le maledizioni” e chiuse il discorso.

McSink scosse la testa. “stupide superstizioni” mormorò. Ad ogni modo si decise a coricarsi: l'indomani sarebbe stata una lunga giornata.



Benché lo Slicer fosse una nave agile e veloce, intercettare la rotta dei galeoni spagnoli poteva voler dire navigare a vuoto anche per giorni, prima che cominciasse la parte, per così dire, divertente: l'inseguimento, il cannoneggiamento, l'arrembaggio, insomma tutte quelle cose per cui i pirati si guadagnano il bottino o la forca, a seconda di quanto sono abili e fortunati.

E così, dopo due giorni in mare aperto, senza scorgere l'ombra di un albero maestro spagnolo od olandese che fosse, l'equipaggio cominciava a dedicarsi alle chiacchiere oziose, al rhum e alle canzoni da taverna. E come suo solito McSink si diede un gran da fare con il rhum…

La luna da poco sorta lo vide mentre improvvisava alcuni passi di danza sul ponte dello Slicer stringendosi al petto una bottiglia a metà…



Perso nelle sue fantasticherie non si accorse della cima in cui s’incastrò il suo piede facendolo finire contro il parapetto mezzo penzoloni verso l’acqua gelida appena illuminata dal pallido chiarore della luna. Restò alcuni istanti a contemplare il riflesso del suo viso nel mare che sembrava muoversi e cambiare aspetto e sembianze in unisono con il beccheggio della nave…ora era lui, ora il vecchio Strabico, ora una macchia informe…e una donna, il viso di una bellissima donna…ma quest’ultima immagine durò solo un istante, poi McSink scosse la testa, si rimise in piedi e buttò giù un sorso di rhum, miracolosamente rimasto intatto. Il Vecchio strabico…cosa cantava al porto? McSink si grattò la testa mentre cercava di ricordare, forse un altro sorso di liquore lo avrebbe aiutato…Ed infatti ecco che il ricordo giunse insieme allo spirito…



“…lasciati indietro i mostri del mare

E vieni da me che son pronta ad amare

Vieni a danzare con la gente gaudente

Fra l’oro del mare e le perle d’oriente…”




Scambiando il ponte per un palco e la sua bottiglia per una dama, McSink continuava a danzare e a cantare ripetendo senza sosta e gridando a squarciagola con voce impastata l’antica canzone.

“Quando strappai le budella a Jack Mano Mozza l’ho sentito cantare meglio di te!” L’insulto precedette di poco il sibilo di un colpo di moschetto poco distante dall’orecchio del nostro uomo che, distratto dallo sparo, non si avvide dell’albero maestro che lo spedì nel mondo dei sogni.

Nessuno ebbe cura di riportarlo al suo giaciglio, così McSink fu il primo ad essere svegliato dal martellare del sole a cui rispondeva il doloroso pulsare delle sue tempie.

Se fino a quel momento si era sentita la mancanza di navi da abbordare, ora ve n’erano fin troppe: una variopinta flotta e fra essi un galeone spagnolo proprio a tiro di cannone. Dato un ultimo bacio alla sua dama prima di adagiarla con cura, McSink si diede da fare con la campanella d’allarme.

In men che non si dica la ciurma si presentò sul ponte col coltello tra i denti pronta all’assalto. “ben fatto, vecchia spugna!” si complimentò il Capitano, poi rivolto a tutti esclamò in un ghigno:” ALL’ARREMBAGGIO!” Fra colpi di cannone e di moschetto, in pochi minuti il galeone fu arpionato e i primi uomini cominciarono ad abbordare, a calpestare il ponte della nave spagnola…in uno scricchiolio d’ossa…

…ossa degli scheletri che sembravano essere tutto ciò che restava dell’equipaggio.

Con la tipica superstizione piratesca alcuni se la diedero a gambe, ricacciando indietro i compagni che stavano per abbordare.

Come ormai d’abitudine, il nostro McSink fu apostrofato in modi qui non ripetibili. E gli insulti si moltiplicarono quando un giro di cannocchiale rivelò che anche le altre navi erano nello stesso stato…almeno finché non inquadrò una costa che non doveva essere lì.

Tutti gli sguardi si rivolsero a McSink, soprattutto quello del Capitano che a passo deciso lo raggiunse “Allora non ho sognato! Eri tu stanotte a cantare quella maledetta canzone, vero?” e gli diede un manrovescio tale da stenderlo sul ponte. Il pestaggio sarebbe continuato se un marinaio non avesse chiamato il Capitano indicandogli qualcosa sulla terraferma.

Tutti gli sguardi si volsero per una volta da un’altra parte e McSink si passò un mano sulla fronte sudata.

Alberi rigogliosi e tesori d’ogni genere facevano bella mostra di sé sulla spiaggia…ma era solo l’inizio: di lì a poco un gruppo di deliziose fanciulle in abiti discinti diede inizio ad un’allegra e concitata danza attorno ai forzieri.

Era troppo per tener fermi i marinai: un gruppo, credendo forse di aver raggiunto la terra promessa, calò una scialuppa e con un gran daffare di remi si avviò ad unirsi alle danze…

A nulla valsero le urla del Capitano che tentava di richiamarli…le placide acque si trasformarono in un gorgo da cui emerse l’incubo di ogni uomo di mare: un leviatano che si trovò servito il pranzo: facendo scempio del corpo dei marinai li trascinò con sé nel profondo.

“Siamo prigionieri di questo mare in eterna bonaccia” La voce profonda del Capitano placò le urla della ciurma nel panico “Il Vecchio Strabico me ne aveva parlato, ma finora non gli avevo mai creduto. Non posiamo toccare terra, non possiamo andarcene: siamo condannati come le navi che abbiamo trovato”

L’alcol è l’amico cui tutti i pirati si affidano nella disperazione. I giorni passavano e nessuno passava molto tempo sobrio. Il Capitano non usciva quasi più dalla sua cabina e altri marinai avevano preferito la via dei flutti all’eterna attesa. Nessuno parlava più a McSink, cui tutti davano la colpa per la maledizione. Solo con la sua dama, ripensava al Vecchio Strabico e alla sua canzone, canticchiandone di quando in quando qualche verso…



“…Vieni a danzare con la gente gaudente

Fra l’oro del mare e le perle d’oriente…”




Però qualcosa mancava, perché il Vecchio Strabico non aveva voluto proseguire? Cosa ci metterei io?

E il rhum gli diede l’ispirazione:



“…Siamo dispersi in un mare dannato

Sol la mia dama non mi ha abbandonato…”




Subito una nebbia avvolse la nave e un vento potente gonfiò le vele. Fra le nebbie e i fumi del rhum McSink rivide le forme di un’antica storia, di una donna in attesa del suo amore sul mare, fuggito da lei in cerca dell’oro, e da lei condannato a vederlo e mai raggiungerlo.

L’indomani il vascello procedeva fra le familiari onde dei Carabi per fare ritorno sull’isola dove McSink scese l’ultima volta per non imbarcarsi più.



E se capitate in una di quelle malfamate taverne dei Carabi potreste trovare il vecchio Pete McSink intento a cantare un’antica ballata.

Non ascoltatela, e piuttosto date un altro bacio alla vostra dama, in carne ed ossa o vetro che sia…







martedì, 22 aprile 2008

Pirati... *Parte Quinta*

..:SHANK IL BELLO:..


Shank il Bello


Al timone di Tempesta Shank guardava l'orizzonte imbronciato...

Piccola, decosamente troppo piccola...non poteva reggere il paragone con Il Boia, pensò scuotendo la testa e dando un colpo per assestare la rotta, nessuna nave poteva reggere il confronto con la SUA nave...

Però era piuttosto maneggevole, ammise...per il momento poteva andare, anzi doveva, visto che di meglio non c'era. La sorte avrebbe fatto il resto! Si disse, chinandosi ad afferrare la bottiglia, che aveva sistemato in modo da non versarla sul ponte, e si concesse una lunga sorsata di Rhum per allontanare il pensiero di aver nuovamente permesso alla sua inclinazione, così preferiva definirla, per il gioco d'azzardo di averlo quasi costretto a ciondolare a terra senza una nave.

Senza una nave?!?

Impossibile!

Cosa ne sarebbe stato allora di lui? Non avrebbe mai saputo cosa fare! La sola idea lo fece rabbrividire, quasi più della scoperta di aver imbarcato per errore una donna, e ci volle un'altra sorsata, anzi due, per farlo tornare con i piedi sul ponte.

NAVE A DRITTA!!!

L'urlo della vedetta lo riscosse immediatamente. Ecco ciò di cui tutti avevano bisogno!!!

"Sputafuoco! - ordinò immediatamente - La bandiera!" Così che potessero immediatamente vedere con chi avevano a che fare, sogghignò mentre Red obbediva issando il loro vessillo.

Era un mercantile quello che stava avendo la sfortuna di incrociare la loro rotta: poche guardie, molto carico, solitamente...Come prevedibile, tentò la fuga, ma Tempesta sembrava non deludere le aspettative e con le ore, accorciava le distanze. Sputafuoco era già pronto ai cannoni per quando si sarebbero affiancati; la Strega si era piazzata a prua e accarezzava la sua balestra guardando in direzione della nave che tentava la fuga. Si accorse che Shank la osservava e gli lanciò un'occhiata. Sorrise. Shank rispose al gesto salutandola con un cenno della mano ma un brivido gli percorse la schiena facendogli accaponare la pelle.



"Dovremmo raggiungerli in una mezza giornata... - Stimò cercando di scuotersi di dosso l'orribile sensazione provocatagli dal sorriso della Strega, osservando il mercantile la cui sagoma si stagliava all'orizzonte... - Forse meno..." Sogghingò.

Le sue previsioni si rivelarono esatte. Sfruttando nella maniera adatta il vento e le correnti, la nave non avrebbe avuto via di fuga e sarebbe stata presto raggiunta. Ma era necessario affiancarsi per tentare l'abbordaggio e quei maledetti non sembravano intenzionati a cedere tanto facilmente.

Il Capitano doveva essere uno che sà il fatto suo! Pensò Shank eccitato dall'imminente scontro che già gli si prospettava davanti agli occhi. "Ai posti di combattimento!" Urlò.

I cannoni vennero caricati, pronti a fare fuoco, le pistole e le sciabole messe a terra accanto alle balaustre per essere raggiunte immediatamente dalle mani dei suoi uomini quando si sarebbero lanciati sul ponte del mercantile.

Tentarono di affiancarsi ma la nave riuscì ad evitarli e virando cercò di uscire dalla rotta dell'inseguimento...

Ma ormai erano così vicini che Shank nn avrebbe mai lasciato perdere! In realtà nn avrebbe desistito nemmeno se fossero stati ancora lontani diverse miglia...anzi...nn avrebbe mai desistito...quando si metteva in testa qualcosa, dannazione se la faceva! Il problema era che così iniziavano sempre i suoi guai...



La direzione del vento intanto era cambiata, favorendo il mercantile e la sua virata e togliendo loro la possibilità di affiancarsi con facilità... C'era una sola cosa da fare, azzardata, ma che avrebbe rovesciato la situazione in loro favore...

Shank raccolse la bottiglia e ingollandone una sorsata si preparò a virare...sperando che Tempesta obbedisse docilmente...per assicurarsi la buonasorte non dimenticò di dare una rapida toccatina ai suoi portafortuna...

"VIRARE SULL'ANCORA!" Diede l'ordine per una delle manovre che prediligeva far eseguire al suo adorato Boia, e che lasciava il nemico impreparato e il più delle volte incapace di fronteggiare l'attacco.

L'ancora venne gettata.

Nello stesso istante Shank fece virare bruscamente Tempesta che si ritrovò così a "T" rispetto al mercantile, rendendolo il possibile bersaglio per un'intera bordata...

"FUOCOOO!!!"





Le ore passavano e Joe nn sapeva più che fare...era buio e iniziava ad avere paura, fino a che la credevano un ragazzo poteva stare tranquilla. L'avrebbero maltrattata un po', avrebbe fatto i lavori peggiori, ma alla fine l'avrebbero accettata, credeva...

Ma ora tutto era diverso! Pregava il signore che si limitassero a buttarla a mare, o ad ucciderla in fretta! Nn ce l'avrebbe mai fatta a difendersi...erano in troppi...constatò sconfortata...Eppure a bordo c'era già una donna!!! Perchè nn poteva essere come lei?!?

E il Capitano, dannato ubriacone, le aveva fatto togliere le sue armi!

Uno scossone la fece cadere giù dal barile su cui era seduta... Con il sedere a terra iniziò a guardarsi attorno preoccupata, che stava succedendo ora?!? L'esplosione del primo colpo di cannone le strappò un urlo. Erano stati colpiti! Pensò terrorizzata!

Sarebbero affondati! Sarebbe morta! Mortaaa!!! In preda al panico si rialzò, arrancando...

Un altro boato, e un altro ancora...

Nn erano loro ad essere stati colpiti, realizzò mentre le esplosioni ravvicinate scuotevano la nave fin nelle viscere...

martedì, 15 aprile 2008

Blocco passato...ssshhh...diciamolo piano...ancora nn ho deciso se posso definirmi 'scrittore'...se bastasse semplicemente scrivere per appropriarmi di tale appellativo, ok, sarei a posto...ma sfortunatamente nn credo sia sufficiente per potermici fare dei biglietti da visita...Uh, che brutta cosa i biglietti da visita!!! Chiudiamo il discorso prima di iniziarlo... ^^

Wikipedia dice:

"Lo Scrittore è colui che per mezzo della scrittura lascia traccia dei suoi pensieri su supporti più o meno durevoli nel tempo , anche se il termine è più spesso usato per indicare chi scrive per professione o per esigenza creativa. [...]"

Allora...L'esigenza ce l'ho, i supporti più o meno durevoli (?!?) pure...ma da qui a farne una professione credo sia ancora luunga la strada e con tutta probabilità difficilmente percorribile...ma "Se puoi sognarlo, puoi farlo"...(Quante volte l'ho già detto?!? @.@ ) Quindi perchè smettere di crederci? E che nessuno provi a dirmi che prima o poi sbatterò la faccia contro la dura realtà...

Ad ogni modo...si va avanti per piccoli passi... ^^

Il quarto capitolo dei miei Pirati (storia che, tra le altre cose, ha anche un titolo...'Shank il Bello', dal nome del protagonista...) è quasi finito...

E oltre che qui sul mio blog approderà anche su Maybe To Dream, sito per scrittori, lettori, fumettisti, artisti...a cui DreamingLilith mi ha invitata a collaborare...mi trovate nella pagina dello Staff ^^

Il blog di Silf è stato aggiornato cn un nuovo pezzetto del capitolo 1 mentre si lavora per rimodellare i seguenti e dare una forma definitiva al tutto...Il primo e il secondo sono stati 'revisionati' e per il momento archiviati...nn li leggo più (!!!) fino a quando nn sarà TUTTO finito!

Ho in mente un nuovo progettino da pubblicare con lulu *.* E ne ho già in mano la copertina *.*



mercoledì, 19 marzo 2008

Pirati... *Parte Quarta*

Lilithx77x alle 18:06 in: racconti, gdr , delirio, pirati, shank il bello
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Dopo aver inveito a sufficienza contro il ragazzo, Shank mandò a chiamare Amerigo, affidandogli l’incarico di istruire Joe affinché non combinasse guai sulla nave, visto che non aveva l’aria di essere avvezzo alla vita in mare.

Le ore si susseguivano lente e monotone, il mare era calmo e nessuna nave si profilava all’orizzonte. Amerigo diede a Joe qualche indicazione di massima, con il tempo avrebbe imparato, pensò, e non c’era fretta di insegnargli tutto subito, poi decise di esaminare il libretto che aveva acquistato a Barbado. In tutto il trambusto che c’era stato non aveva avuto tempo di capire che diavolo ci fosse di così importante da spingere il Sior Nero a farglielo comprare. Maneggiandolo con cautela lo aprì. Doveva aver passato molto tempo in acqua, alcune pagine erano incollate tra loro e l’inchiostro era sbiadito. Seguendo le lettere con il dito cercò di leggere le prime parole. “Di…di…dia…”

Joe che si trovava accanto a lui, pensò che forse avrebbe potuto dargli una mano, così, dopo avergli chiesto il permesso, prese il libretto dalla copertina in pelle e iniziò a leggere per lui. “Diario di J.J.Bolton…”

J.J.Bolton?

Il Nostromo J.J.Bolton?

Il nome correva sulla bocca di tutti, perché erano in pochi a non sapere chi fosse Bolton, e ancora in meno a non conoscere la fama del suo Capitano, il temibile pirata Barbanera, terrore di tutti i mari. Presto la notizia arrivò anche alle orecchie di Shank che si fece consegnare il diario per poterlo esaminare.

Camminava su e giù per il ponte di coperta, leggendo brandelli di pagine strappate e consunte, frasi incomplete e parole spezzate, mentre nella sua mente già vedeva dove quel diario li avrebbe condotti.

“Troveremo il suo tesoro! - Esclamò infine fermandosi e strappando urla di esultanza alla ciurma che già pregustava le ricchezze che avrebbero trovato. – Ma prima dovremo trovare la mappa… - si grattò la testa - E so chi ci potrà dare le informazioni di cui abbiamo bisogno. A Tortuga faremo una visita al vecchio Jeff!.”

Armida annuì, se c’era qualcuno che poteva sapere qualcosa era proprio Jeff lo zoppo. Aveva viaggiato per molti anni prima di stabilirsi definitivamente a Tortuga, e conosceva un sacco di storie su ogni pirata che avesse percorso questi mari…

“Ed ora – aggiunse Shank con un ghigno, voltandosi ad osservare Joe che se ne stava in disparte – il ragazzo deve terminare le sue prove!”

“Ma…come? – protestò quest’ultimo – Io vi ho preso la nave!”

“Corretto ragazzo, ma…non lo hai fatto da solo – lo corresse Shank – Sputafuoco ha finito il lavoro per te, quindi...la prova non è stata completamente superata!”

A nulla valsero le proteste di Joe che sottolineò come Sputafuoco avesse semplicemente buttato in mare gli uomini che lei aveva messo fuori combattimento, restando a guardare dal molo, a distanza di sicurezza, per tutta la durata dello scontro. Ormai la decisione era presa, e le sue parole si persero nel vento. Shank si rivolse alla sua ciurma, spronandoli affinché suggerissero come mettere alla prova il ragazzo…

“Giro di chiglia?” Suggerì qualcuno.

“Giro di chiglia?” Rispose qualcun altro.

“Giro di chiglia! Giro di chiglia! Giro di chiglia!”  Richiesero tutti a gran voce.



Giro di chiglia?!? Erano forse tutti impazziti? Volevano che annegasse?!? Joe protestò così vigorosamente e a lungo che l’entusiasmo iniziale si trasformò in noia. Fino a che Floyd propose “Capitano! Mandiamolo a riprendere questa bottiglia!”

Perché diavolo aveva in mano una bottiglia di Rum, si domandò Shank prima che Floyd la gettasse in mare.

“Ma era piena?!?”

“Certamente Capitano!”

“Cosa aspetti ad andare a riprenderla allora?!?” Sbraitò allarmato verso Joe, che iniziava chiedersi cosa aveva fatto di male per finire tra questi squilibrati, sospingendolo verso il parapetto così che non ebbe altra possibilità se non abbandonare le armi sul ponte in tutta fretta e tuffarsi in mare.

Ancora una volta gli occhi di tutti erano puntati su di lei, mentre scompariva nelle acque scure, immergendosi alla ricerca della bottiglia.

“Non risale…”

“Sarà morto?”

“Ecco la bottiglia! E’ ancora vivo! Tiriamolo su!”

Un marinaio lanciò una cima a Joe che riuscì ad issarsi fino al ponte, mantenendo la presa sulla bottiglia. Superato il parapetto, dopo essersi scostata i capelli dal viso, a cui l’acqua li aveva appiccicati, la lanciò a Shank che però mancò la presa, facendola finire in frantumi sul legno scuro e rimase con la bocca aperta a fissarla.

Nello stesso istante tutto fu chiaro anche ad Amerigo che, vedendo Joe risalire con gli abiti bagnati incollati al corpo, smise di pensare di avere le traveggole e comprese che Joe non era Joe, o meglio non era ciò che diceva, o non diceva, di essere…Diavolo! Joe era una donna!

Una donna?

Una donna?!?

Shank si maledisse mille volte per essersi lasciato ingannare. Maledisse il Rum che aveva bevuto e che gli aveva annebbiato il cervello, ma subito si pentì, perché in più di un’occasione il Rum era stata una benedizione, ma quelle erano altre storie e ora aveva una gigantesca gatta da pelare sulla sua nave. Anzi, una donna! Non ci voleva credere, continuava a sperare che fossero tutti in preda ad un’allucinazione collettiva, perché se così non fosse avrebbero dovuto aspettarsi enormi sciagure e terribili calamità!

In preda al panico non gli venne in mente nulla di meglio che ordinare di legarla all’albero maestro, prima di nascondersi dietro la Strega, che insieme ai suoi amuleti, lo avrebbe protetto dalla sfortuna imminente.

“Sputafuoco! – Chiamò, controlla che sia veramente una…una…una donna!”

L’uomo non discuteva mai gli ordini del suo Capitano ma in quell’occasione si dimostrò piuttosto reticente. Non era evidente che il ragazzo non era un ragazzo ma era una ragazza? Cosa c’era da controllare? Non voleva per caso che la spogliasse per verificare? Ad ogni modo si avvicinò e le diede un’occhiata da vicino per soddisfare la stravagante richiesta, poi tornò da Shank e confermò che si trattava di una donna. 

Shank prese nuovamente a percorrere il ponte a grandi passi. Cosa ne avrebbe fatto? La cosa più saggia sarebbe stata quella di buttarla a mare ma l’intervento di Armida lo distolse dal suo intento. Ella infatti gli disse di aver avuto una visione che le mostrava chiaramente come la ragazza gli sarebbe stata utile in futuro, che avrebbero avuto bisogno di lei nella loro ricerca. Concordarono così di farla restare a bordo ma per il momento sarebbe stata rinchiusa nella stiva, mentre Shank avrebbe deciso come comportarsi.



Era buio là sotto e Joe si annoiava. Per di più era bagnata fradicia ed era sicura che le sarebbe venuto un raffreddore coi fiocchi. Nessuno aveva pensato di darle almeno una coperta, l’avevano semplicemente sbattuta nella stiva e sicuramente presto o tardi sarebbe finita in pasto ai pesci…cosa aveva fatto di male perché la sua avventura finisse così? Era stata prudente da quando aveva deciso di farsi passare per un ragazzo, cercando di parlare il meno possibile o di camuffare la voce quando non poteva fare a meno di parlare, ma di certo non si aspettava che la sua mascherata  sarebbe stata messa alla prova in quel modo. Nessun abito, se bagnato, era in grado di nascondere le curve del suo corpo e anche la fascia con cui aveva appiattito il seno serviva a ben poco.

Aveva le mani legate ma quegli sciocchi non sapevano che negli stivali nascondeva due pugnali. Sorridendo riuscì a sfilarne uno e a tagliare la corda. Non poteva uscire ma almeno riuscì a trovare una coperta con cui avvolgersi, poi compiaciuta afferrò un paio di mele e si sedette su di un barile a mangiarle.



mercoledì, 06 febbraio 2008

Scrittore a chi?!?

Oggi parliamo del blocco dello scrittore...uno: bisogna essere uno scrittore per averlo? Io sono uno scrittore? Bella domanda...a volte mi azzardo a dire di sì...altre volte rabbrividisco e mi rimprovero da sola per la mia supponenza!

Due: ammettiamo di esserlo e di averlo questo maledetto blocco...come si supera? Esiste qualche arcano rito propiziatorio per rimettere in funzione il cervello e far superare alle dita il panico che mi prende quando ho la penna in mano?!? Ditemelo, vi prego...ho persino fatto una ricerca su google "blocco dello scrittore" e ho trovato un sacco di cose inutili e noiose, ma un consiglio: "Se il blocco persiste può essere utile scrivere di qualcosa che conosci bene: il blocco stesso." (nn ricordo più dove l'ho letto...se qualcuno si sentisse citato me lo dica...)

Ok, eccomi qui a scriverne...e adesso?

Cerchiamo di analizzarne le cause...il mio racconto di pirati è ad un punto fermo, il file su cui era salvato (sì, ne avevo fatta una sola copia... @.@ ) deve essersi danneggiato in qualche maniera a me sconosciuta...i computer sanno che li odio e cercano di vendicarsi...ecco la mia spiegazione...Potrei andare avanti in attesa che qualcuno (sì, se leggi sai che parlo di te!!! Maledetto!!! Lo senti lo schiocco della frusta?!?) provi a ripararlo, ad esorcizzarlo...a farci qualcosa!!! Oppure riscriverlo? Eresia! Nn ci riesco...

Silfìde...ripartite come un treno, di nuovo arenate...colpa mia...che devo sistemare un maledetto capitolo da passare a Pers...

Il quadernino di Milou che ospita gli ultimi deliri concretizzatisi (quasi...) in...uhm...in cosa? Un racconto, un romanzo, una cazzata di proporzioni stratosferiche?!?

No, queste nn sono le cause...O.o

Sono solo i fatti...dove stanno le cause?!?

'...i pensieri si fermano nero su bianco quando sono loro stessi ad essere neri..." scrive Drake sul suo blog...sarà questo il motivo? Nn ho abbastanza pensieri funesti?

Chissà...





Intanto, sabato è arrivato a casa il tanto sospirato pacco da lulu con il mio libricino...che emozione, ne sono quasi orgogliosa...c'è il mio nome sulla costa =^.^=



giovedì, 20 settembre 2007

Pirati... *Parte Terza*

Lilithx77x alle 11:07 in: racconti, gdr , delirio, pirati, shank il bello
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Il Rum bruciava nella gola di Joe che nella sua vita non aveva mai bevuto nulla di così forte, ma si obbligò a resistere fino a che poté. Tossendo, sputando e versandosi addosso parte del contenuto, riuscì però ad ammazzare la sua bottiglia, strappando urla di esultanza ai pirati che non aspettavano altro per riprendere a trangugiare.


 


“La prima prova è superata, ragazzo! - Si congratulò Shank ormai  completamente sbronzo, avvicinandosi e assestandogli una poderosa pacca sulla schiena – E ora la seconda! Spiega Fettuccia, spiega!”


“La seconda prova consiste nel far crollare a terra un uomo…senza però toccarlo.” Precisò.


Ancora una volta Joe dovette riflettere su come agire, perché, sì, un uomo avrebbe potuto atterrarlo ma senza ricorrere alle sue armi…come avrebbe fatto? I suggerimenti di Shank e degli altri su come una sapiente zaffata di Rum potesse funzionare non riuscirono a convincerla. Non avrebbe mai alitato in faccia a nessuno! Pensò disgustata. Mai.


L’occasione propizia le si presentò però quando Floyd, inciampando nei suoi stessi piedi, finì riverso al suolo. Soppesando la bottiglia vuota che aveva ancora in una mano, Joe gli si avvicinò e con eleganza gliela fracassò sulla testa, lasciandolo semi tramortito.


Shank si avvicinò e, toccandolo con la punta dello stivale gli strappò un lamento “Sì, è ancora vivo! – Esclamò soddisfatto – Prova superata! E ora la terza, ultima e fondamentale”


Lasciò ad Amerigo la spiegazione, che dietro suggerimento del Sior Nero disse solennemente “Trovare una nave per il nostro Capitano”


Trovare una nave? Che diavolo si aspettavano da lei questi ubriaconi? Che procurasse loro una nave tutta da sola? Dopo una breve esitazione, Joe iniziò a parlare “Ecco…ci sarebbe una nave. Quella del Capitano Flint. E’ abbastanza distante dalle altre perché nessuno si accorga di noi – sì, sarebbe stata una vendetta coi fiocchi, rise tra sé e sé immaginando l’espressione che si sarebbe dipinta sul volto di Flint – se volete seguirmi…” Concluse avviandosi cautamente.


Flint? Nessuno conosceva quel nome ma al momento non sembrava importante. Se il ragazzo diceva che c’era una nave, allora l’avrebbero presa!


Solo Shank e Sputafuoco però andarono con Joe, gli altri furono spediti a reclutare qualche uomo per rimpolpare le fila della ciurma che allo stato attuale delle cose era ridotta davvero all’osso.  Non era nei piani di Shank ripartire tanto presto, avrebbe avuto tutto il tempo di selezionare qualcuno dopo aver goduto ancora per qualche giorno degli intrattenimenti che l’isola di Barbado offriva, aveva sperato…


 


La nave del Capitano Flint era ormeggiata all’estremità sud del porto, in posizione isolata,  proprio come aveva detto Joe. Shank e Sputafuoco trovarono un buon punto di osservazione nascosti dietro ad alcune botti, in attesa che il ragazzo portasse a termine la sua ultima prova per diventare un vero pirata. Erano stati davvero ingegnosi Fettuccia e il corvo, sogghignò Shank, poi tirò fuori il suo cannocchiale per osservare meglio la scena…


“Dannazione! Non vedo un accidenti!”


“Capitano – gli bofonchiò Sputafuoco all’orecchio – lo tenete al contrario…”


“Ma certo, volevo solo vedere se te ne saresti accorto…” Cercò di giustificarsi.


Superato l’intoppo, finalmente si dedicarono all’osservazione dell’impresa che Joe stava portando a termine. Era riuscito a salire furtivamente sulla nave, arrampicandosi sul ponte grazie ad una corda che pendeva da uno dei fianchi dell’imbarcazione, poi, cogliendo di sorpresa uno dei marinai di guardia, che a dir la verità era occupato in quel momento ad orinare fuori bordo canticchiando, lo scaraventò in acqua. Da là sotto il poveraccio non poté far nulla se non dare l’allarme ai suoi compagni, i quali in fretta e furia si presentarono sul ponte accorrendo al richiamo. Erano in due ma in breve tempo finirono a terra privi di sensi. Sembrava non esserci nessun altro sulla nave di Flint, Tempesta, ecco il suo nome, così Shank mandò Sputafuoco ad aiutare Joe a liberarsi dei due che aveva tramortito, gettandoli in mare. Poi salì a bordo, mettendosi al timone e calcandosi il tricorno sulla testa.


Amerigo e gli uomini che era miracolosamente riuscito a radunare, erano in vista ad una decina di metri dal pontile, e avanzavano di corsa, mentre dietro di loro si precipitavano Flint e la sua ciurma.


Quando tutti ebbero raggiunto Tempesta, ed ogni uomo si sistemò al proprio posto, Shank ordinò di mollare gli ormeggi per allontanarsi il più velocemente possibile dall’isola, e dalla linea di tiro dei loro inseguitori.


“La bandiera!” Disse poi rivolto al suo secondo. Sputafuoco non se lo fece ripetere due volte e sciolse il nodo con cui se l’era assicurata alla vita. Sì, perché dopo aver perso il conto delle volte in cui il Capitano era riuscito a perderla, bruciarla, renderla inutilizzabile nei più svariati modi, quello era l’unico espediente con il quale sarebbe stata al sicuro, ogni volta che scendevano dalla loro nave.  Con un sorriso di trionfo ammainò quella di Flint gettandola a mare con un ghigno e issò la loro, che fino all’arrivo a Barbado aveva svettato sul pennone del Boia.


“Ai cannoni!” L’urlo di Shank risuonò nell’aria e di nuovo fu Sputafuoco a rispondere, perché quella era la sua specialità, e la sua passione, niente lo eccitava come un colpo di cannone ben assestato. Così, mentre Tempesta si allontanava veloce virando in direzione del mare aperto, e Flint imprecava dal pontile, caricò uno dei cannoni e lo puntò verso il porto. La palla finì in acqua, a pochi metri da dove si trovavano gli uomini, sollevando alcuni spruzzi che li colpirono in pieno. Flint imprecava, maledicendo Shank e la sua ciurma e giurando che si sarebbe vendicato ma le sue urla si perdevano nel vento e nella brezza fresca della sera che gonfiava le vele portandoli lontano.


Amerigo si trovava a poppa, godendosi la scena accanto a Joe che, orgogliosa di se stessa, mandava saluti in direzione del pontile. Quando la vide lanciare un bacio a Flint, strabuzzò gli occhi e si allontanò di qualche passo da quello che credeva essere un ragazzo. D’ora in avanti lo avrebbe tenuto d’occhio, mormorò al Sior Nero…


 


Tempesta non poteva certo reggere il confronto con Il Boia, era più piccola, due alberi e una decina di cannoni, ma per il momento Shank doveva accontentarsi, era pur sempre meglio di niente. Una breve perquisizione dell’imbarcazione fu sufficiente ad accertare che non c’era nulla di valore, a parte qualche corona, alcune pistole e un paio di schioppi. Ma la stiva era piena di provviste e di Rum. Cosa si poteva chiedere di più?


Nella cabina dell’ex Capitano trovò un portagioie che custodiva una collana. Fece dono del monile alla Strega, quando, mentre i fumi dell’alcool lentamente si dissolvevano, si ricordò della visione che aveva avuto mentre consultava le sue carte: la polena di una nave che rappresentava una sirena. Proprio come quella di Tempesta!


Ormai il sole era tramontato, era giunto il momento di tracciare una rotta. Shank decise che si sarebbero diretti a St. Martin. Da Barbado in quattro giorni avrebbero raggiunto St. Dominique, da là in altri tre giorni, passando da Santiago sarebbero arrivati a Tortuga, dove sarebbe stato probabile trovare un’altra nave o per lo meno qualche baratto vantaggioso. Poi ci sarebbero voluti altri tre giorni, per arrivare a destinazione.


Stabilita la rotta, informò la ciurma. Il bicchiere della staffa, o forse sarebbe meglio dire il barile, concluse la loro giornata.


 


Joe trascorse una notte agitata, forse sarebbe più corretto dire che non dormì affatto. Costretta a dividere gli spazi con gli altri uomini, non si sentiva affatto a suo agio, e come se non bastasse il rollio della nave le stava facendo rivoltare le budella. Ma ce l’aveva fatta, continuava a ripetersi, ce l’aveva fatta! Era riuscita a farsi imbarcare!


Finalmente riuscì a prendere sonno e quando riaprì gli occhi scoprì che era già mattina inoltrata. Non sapeva con esattezza a che ora avrebbe dovuto presentarsi sul ponte ma temeva di essere terribilmente in ritardo. E quando, salendo in coperta, vide il Capitano e l’espressione sul suo viso, ne ebbe la certezza. Deglutì e si preparò alla ramanzina che non tardò ad arrivare.

venerdì, 14 settembre 2007

Pirati... *Parte seconda*

Lilithx77x alle 10:24 in: racconti, gdr , pirati, shank il bello
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Quando Amerigo fischiettando raggiunse Il Boia si trovò impreparato alla scena che lo accolse. Floyd e uno degli altri marinai della ciurma erano seduti sul pontile, pesti e malconci. Non appena lo videro gli si fecero incontro raccontandogli che gli uomini di Conrad li avevano sbattuti giù dalla nave dichiarando che ormai era di proprietà del loro Capitano. Avevano cercato di opporre resistenza ma erano solo in due e gli altri erano troppi…


Dopo un ulteriore tentativo da parte di Amerigo di chiarire la questione, il cui unico risultato fu di essere sbeffeggiato per essere agli ordini di un ubriacone perseguitato dalla sfortuna come Shank, Floyd fu mandato a cercare il capitano alla taverna per sapere da lui cosa fosse accaduto.


Una volta arrivato, tutto fu immediatamente chiaro: il Capitano aveva davvero perso la nave ai dadi! Fu lo stesso Shank a raccontargli ogni cosa appena lo vide, buttandoglisi addosso e attribuendo la colpa alla treccia perduta. Se avesse avuto il suo amuleto non sarebbe accaduto, farfugliava. A Floyd quasi venne un colpo e il pensiero di non avere più una nave a cui tornare gli fece salire le lacrime agli occhi. Dopo qualche minuto Shank si ricompose, per quanto gli fu possibile, e chiamando anche Sputafuoco e Armida accanto a sé disse facendosi serio in volto, benché con un occhio mezzo chiuso e la bocca impastata: “Uomini, Strega, ho avuto un’idea: andiamo a cercare una nave!”


Poi barcollando uscì dalla taverna con una bottiglia di Rum in mano, arraffata da un tavolo accanto all’uscita. Sputafuoco lo seguì senza esitazione, imitato dopo qualche istante dai due restanti. Dopotutto lì non c’era più nulla da fare…


 


Il sole stava calando mentre il livello dell’alcool nel corpo di Shank non accennava a diminuire. Cercare una nave sembrava davvero una brillante idea, ma non sapeva davvero da che parte iniziare. Eppure aveva bisogno di una nave! Che razza di Pirata sarebbe stato senza? Così, vacillando pericolosamente, prese a camminare, tracannando dalla bottiglia e cercando tuttavia di rassicurare in qualche modo i suoi.


“Sputafuoco! – Esclamò improvvisamente attirando a sé il suo secondo – Guarda! Qualcuno ci sta seguendo! Là! Prendilo!” Concluse voltandosi e indicando con un braccio sollevato un ragazzo che camminava pochi passi dietro di loro e che agilmente in quel momento li superò. Sputafuoco non se lo fece ripetere due volte e lo afferrò per la collottola, squadrandolo minaccioso.


“Floyd! Chiedigli cosa vuole da noi! E perché…perché ci sta seguendo!” Shank si ricordò che Sputafuoco non avrebbe domandato nulla e si sarebbe limitato a fissarlo o a sbatacchiarlo un po’.


Floyd obbedì ma il ragazzo, anche dopo che Sputafuoco lo ebbe posato a terra, continuava a scuotere la testa ad ogni sua domanda.


“Capitano non parla! Deve essere muto!”


“Allora controlla che abbia la lingua, se è davvero muto non ce l’avrà…”


“Ce l’ha Capitano!” Rispose Floyd dopo averlo costretto ad aprire la bocca per verificare.


“Domandagli come si chiama allora!”


Come risposta, il ragazzo prese la mano di Floyd e tracciò con la punta del dito delle lettere sul suo palmo “Capitano, il ragazzo mi fa il solletico”


La situazione era in una fase di stallo. Floyd domandava. Il ragazzo non parlava. Armida strillò qualcosa di incomprensibile ma si acquietò subito dopo e la bottiglia era quasi finita. Shank si sedette sulla prima botte che gli capitò a tiro, iniziava a sentire il Rum agitarsi nello stomaco.


 


Amerigo e il Sior Nero scelsero quel momento per unirsi al gruppo. Ormai stanchi di aspettare vicino al Boia, avevano deciso di cercare il Capitano. Forse il corvo aveva avuto un brutto presentimento?


Non appena Shank si accorse del loro arrivo si premurò di informare il Sior Nero dei recenti sviluppi della faccenda e stava quasi per domandargli una nuova piuma per rimpiazzare quella perduta quando Sputafuoco gli si avvicinò. Parlandogli all’orecchio come era solito fare, gli disse di essersi ricordato di aver visto il ragazzo alla taverna parlare con Conrad. Parlare? Allora non era muto!


“Uomini! – Si alzò dalla botte bofonchiando – Costui è una spia di Conrad! Ci segue per rubarci la nave che questa notte troveremo! Buttatelo a mare!”


Tutto accadde in un attimo: Sputafuoco, Amerigo, Floyd e Armida si strinsero a semicerchio davanti al ragazzo pronti ad afferrarlo, quest’ultimo indietreggiò ed inaspettatamente estrasse due sciabole con le quali si preparò a fronteggiare i pirati. Un passo indietro di Sputafuoco e due pistole puntate al petto del giovane comparvero tra le sue mani.


 


Le cose stavano prendendo una brutta piega per Joe. Il sole stava tramontando e lei si trovava sola in un vicolo con un gruppo di pirati ubriachi convinti che fosse una spia…e per di più il suo piccolo espediente di fingersi muta era fallito miseramente. Il più grosso l’aveva riconosciuta! Per fortuna il suo travestimento era ancora salvo! Ma se fossero riusciti ad afferrarla sarebbe durato ancora ben poco. Allarmata dall’aria minacciosa dei quattro davanti a lei aveva sguainato le armi senza riflettere ma quando si trovò di fronte alle due pistole pensò che l’unica cosa saggia da fare fosse quella di abbassarle se non voleva finire ammazzata prima ancora di mettere piede su una nave.


 


Soddisfatto Sputafuoco abbassò le pistole e rimase in attesa degli ordini del Capitano.


Shank era determinato a scoprire chi fosse quel ragazzino che li aveva seguiti fino a lì e soprattutto cosa volesse da loro. Buttarlo in mare gli era sembrata un’ottima idea ma ora, visto che non aveva di meglio da fare in attesa di trovare una nave, ordinò ai suoi uomini di interrogarlo.


Quando si decise a parlare, dopo che tutte le armi erano state rinfoderate, raccontò di chiamarsi Joe e di voler diventare un pirata. La determinazione del giovane accese una scintilla nella mente ottenebrata di Shank “Noi ti faremo diventare un Pirata. – disse rialzandosi e reggendosi a Floyd per non finire lungo disteso a terra – Viaggerai per i mari, avrai il Rum migliore e le donne più belle…però…però prima dovrai superare le tre prove. Fettuccia! – chiamò rivolto ad Amerigo. Il Capitano era famoso per non ricordare nemmeno uno dei nomi della sua ciurma, tranne forse Sputafuoco – Spiega al ragazzo cosa dovrà fare! Spiega, spiega…” Lo esortò con un gesto della mano.


“Per diventare un vero pirata occorre superare tre prove. – Cominciò Amerigo – La prima consiste… – fece una pausa per consultarsi con il Sior Nero - ah sì, consiste nell’ammazzare una bottiglia di Rum.”


Shank guardò la bottiglia mezza vuota che teneva tra le mani e la lanciò al ragazzo che la prese al volo.  Tutti rimasero in attesa. Ce l’avrebbe fatta a finirla in una sola sorsata? Tutti gli occhi erano puntati su Joe che però non faceva nulla. Guardava alternativamente la bottiglia e gli uomini davanti a lui.


“Allora?!?” Sbraitò Shank.


“Allora cosa?”


“Allora?!? La vuoi ammazzare quella dannata bottiglia o no? Non ho tempo da perdere io, sai?”


Il gesto che compì allora Joe lasciò tutti i presenti annichiliti. Scagliò in aria la bottiglia e, dopo aver estratto in maniera sorprendentemente veloce le sciabole, la colpì mandando il vetro in frantumi. “Noooo!” L’urlo di Floyd squarciò il silenzio accompagnato da quello di Shank “Quello non è ammazzare la bottiglia! Quello che hai fatto si chiama sprecare dell’ottimo Rum”


“Ehm…io, ecco io…non sapevo come si fa ad ammazzare una bottiglia…Nessuno ha specificato che dovevo berla…” Si giustificò impertinente il ragazzo.


“Va’ a prendere dell’altro Rum. E in fretta! – Shank ordinò a Floyd rispedendolo alla locanda con alcune sovrane, prima di guardare Amerigo e rivolgersi stancamente a lui “Fettuccia! Spiega al ragazzo…”


A spiegazioni terminate Floyd era di ritorno con le braccia cariche di bottiglie piene, una già mezza vuota e l’aria di essere alticcio. A Joe toccò nuovamente la bottiglia mezza vuota. Questa volta la portò alle labbra con cautela e ne bevve un sorso. Shank si passò una mano sulla fronte, possibile che ancora non avesse capito cosa doveva fare? L’intervento di Sputafuoco mise fine al tentennamento. Strappò la bottiglia dalle mani del ragazzo e gliela ficcò di mala grazia in bocca così da obbligarlo a bere a grandi sorsi.

mercoledì, 12 settembre 2007

Pirati... *Parte Prima*

Lilithx77x alle 10:23 in: racconti, gdr , delirio, pirati, shank il bello
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Da un'avventura di ruolo che si preannuncia indimenticabile, ecco le imprese di un gruppo di sfortunati pirati. Nessuna pretesa di serietà =^.^=


***




Il Boia era alla fonda al porto dell’isola di Barbado. La tre alberi, veloce e aggressiva quando solcava i mari, dava ora di sé uno spettacolo placido e mite, se si escludeva la polena incappucciata e armata di ascia che sembrava volersi liberare dal fasciame dalla prua e scagliarsi in mare. Solitamente le navi portano nomi femminili, penserete, ma il Capitano Shank, detto il Bello per ovvi motivi, ne aveva già abbastanza di donne nella sua vita per desiderare di portarsene anche solo l’idea per mare. E poi lo sanno tutti, no? Le donne portano sfortuna! Solo sciagura a chi si fosse azzardato a farne salire una a bordo! Le donne erano buone solo a letto, e lì anche più di una alla volta, questa era una delle poche cose certe nella vita di un Pirata come Shank. Questo e il Rum. Faceva eccezione la Strega, Armida l’Oscura, che si era guadagnata il suo posto nella ciurma sventolandogli davanti al naso una delle sue carte dei tarocchi che, a suo dire, prometteva innominabili sciagure, a meno che lui non l’avesse presa con sé. La parola sciagura bastò a convincerlo e a fargli tenere da quel momento in estrema considerazione ogni suo consiglio. Ad ogni buon conto, a chiunque gli facesse notare che c’era una donna nella sua ciurma, Shank rispondeva che non era una donna…era la Strega!


 


Sul ponte quel giorno erano rimasti solo un paio di uomini, giusto il necessario per tenere alla larga eventuali intrusi. Il resto della ciurma, e in testa a tutti il Capitano, si stava dando ai bagordi in una taverna.


Solo Amerigo e il Sior Nero, il corvo, avevano deciso di girovagare per l’isola alla ricerca di qualche baratto, mercanzia degna di nota o chissà cos’altro, il Sior Nero non era stato chiaro a riguardo…


Amerigo Fettuccini aveva lavorato a lungo in un circo prima di diventare un pirata, era stato un ottimo circense e benché fosse un po’ stravagante a Shank piaceva averlo intorno. Era molto bravo con i coltelli e, quando il corvo era di buon umore, sapeva anche essere arguto.


Due furono i fatti degni di nota della loro giornata: il corvo, saltellando e becchettando, gli suggerì di acquistare un libretto dalla copertina in pelle, consumato dal tempo e con tutta probabilità dalla permanenza in mare, da uno strano omuncolo che sembrava trafficare in mappe, carte nautiche e libri antichi. Amerigo non sapeva leggere molto bene ma se il Sior Nero aveva scelto, chi era lui per opporsi? Così pagò la somma pattuita e si ingegnò a trovare un modo per recuperare almeno in parte le sovrane sborsate. L’occasione si presentò poco dopo quando, grazie ad un volenteroso, ma poco sveglio, giovanotto, poté esibirsi in uno spettacolo di lancio di coltelli. Dopo un paio di lanci incerti, l’ultimo, che conficcò la lama pericolosamente vicina all’orecchio del volontario, gli valse, oltre a 25 sovrane provenienti dalle scommesse, anche un bel po’ di applausi. Soddisfatti, Amerigo e il corvo si diressero nuovamente verso Il Boia.


 


Cosa poteva offrire di meglio la vita che un paio di puttane e una buona bottiglia di Rum? Dopo diverse settimane di navigazione questo sembrava essere il paradiso per Shank e i suoi uomini, ah, e per la sua Strega che, a parte la questione puttane, tracannava Rum proprio come un vero uomo.


Shank ormai aveva perso il conto dei bicchieri che aveva buttato giù e chi lo conosceva bene tra i suoi sapeva che non avrebbe portato a nulla di buono andare avanti così. Ogni volta che il Capitano beveva, cioè più spesso di quanto fosse appropriato persino per gente come loro, finivano nei guai.


Insieme a lui era seduto Red, Sputafuoco, così chiamato per le sei pistole che portava al petto, o almeno sei erano quelle che lasciava vedere. Alto, nerboruto e dall’aria inquietante, era il braccio destro di Shank che senza di lui praticamente non muoveva un passo. Che lo seguisse per fedeltà o perché con lui donne e Rum non mancavano mai, non era certo. Ciò che si sapeva invece era che benché non parlasse mai, e per questo erano in molti a credere che gli avessero mozzato la lingua in circostanze mai chiarite, sapeva ricordare al Capitano tutto ciò di cui si dimenticava e, potete giurarci, era un gran lavoro per Sputafuoco occuparsi di lui.


Mente tracannava l’ennesimo bicchiere qualcosa urtò Shank alle spalle, facendogli versare addosso tutto il liquido ambrato. Voltandosi imprecando, già pronto a mettere mano alle sciabole, si trovò invece di fronte il Capitano Conrad, così si limitò a restituirgli il favore, colpendo il bicchiere che quest’ultimo teneva in mano con un ghigno stampato sul viso.


“Shank! Vecchia baldracca! – Lo apostrofò il Pirata già alticcio – Che diavolo ci fai da queste parti? Dov’è la tua bagnarola? Non sarà affondata un’altra volta?” Concluse scoppiando in una fragorosa risata e colpendolo con un pugno alla spalla. Barcollando, più per il Rum che per il colpo, Shank lo afferrò per la lunga barba e ne ricavò di essere strattonato per i capelli. I capelli! Shank li considerava il suo personale portafortuna, erano lunghi e biondi e non ricordava l’ultima volta che li aveva tagliati. Quanti anni dovevano essere passati? Non era importante, ciò che contava era che Conrad gli aveva strappato una delle sue trecce amuleto, quella con la piuma del Sior Nero! Ancora si racconta della fatica che fece per procurarsela…


I due pirati si ricoprirono di ingiurie e imprecazioni per diversi minuti poi finirono ad abbracciarsi e ad offrirsi da bere. Perché i due erano vecchi amici, se così si potevano definire…


“Shank, oggi mi sento fortunato – iniziò Conrad con la voce impastata dal Rum – e voglio giocare con te. Scommetto la mia nave!”


“Ci sto!” Rispose Shank farfugliando e puntandogli contro un dito.


Sputafuoco e Armida che si trovavano nelle vicinanze, pronti ad intervenire se la situazione fosse degenerata, si scambiarono un’occhiata preoccupata. Non vorrà davvero giocarsi di nuovo la nave? Non era la prima volta che il Capitano faceva sciocchezze del genere, ma non poteva resistere ad una scommessa e se poi c’era la possibilità di vincere la nave di Conrad sicuramente non si sarebbe tirato indietro.


Intorno al tavolo che occupavano si era già radunata una piccola folla di curiosi da quando la voce si era sparsa che si sarebbe giocato pesante.


Shank faceva girare i dadi nella mano. Con la Strega vicino non poteva perdere. Ne era sicuro. O forse era l’alcool a pensare per lui…


Li lanciò sul tavolo. Dieci. Poi fu il turno di Conrad che tirò un undici.


Sulla taverna calò un improvviso silenzio. Il Boia era perduto. Andato. Svaporato. Dissolto. Vinto. La risata di Conrad, quando realizzò la vincita, echeggiò tra i tavoli per poi contagiare tutti quanti alla promessa di una bevuta gratis. Tutti, ad eccezione di Sputafuoco e di Armida e ovviamente di Shank che al pensiero di non poter più risalire sul suo adorato Boia rimase inerte e a bocca aperta per almeno una mezz’ora, fino a quando l’unica decisione che seppe prendere fu quella di ingollare tutto il Rum che il suo corpo poteva contenere.


Intanto, mentre Armida veniva colta da uno dei suoi consueti attacchi d’isteria, Sputafuoco notò che qualcuno, un ragazzo, giovane, che non poteva avere più di diciotto anni, si era avvicinato a Conrad proponendogli di giocare con lui per vincere Il Boia. La posta sarebbe stata in cambio due anni di servizio sulla sua nave senza paga, se avesse perso. Il Pirata lo squadrò da capo a piedi, poi gli rise in faccia, rifiutandosi di giocare e ridicolizzandolo davanti a tutta la taverna. Con la coda tra le gambe al ragazzo non restò altro da fare che ritornare al suo tavolo…


 


Joe aveva avuto davvero una giornata difficile. Non sarebbe mai riuscita a diventare un pirata se fosse andata avanti così, se non avesse trovato nessuno disposto ad imbarcarla. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Capitano Flint solo perché era una ragazza, aveva deciso di farsi passare per un uomo e tentare la sorte in quella taverna…Perché tutti i pirati dovevano essere così superstiziosi? Ma lei, testarda, era sicura che prima o poi avrebbe avuto la sua occasione. E vedendo il Capitano biondo perdere la sua nave ai dadi, pensò che fosse arrivato il suo momento, aveva creduto di poter riuscire a vincerla. Sarebbe partita da lì. Con una nave tutta sua, avrebbe deciso lei chi avrebbe fatto parte della sua ciurma. Ma quel maledetto barbuto si era persino rifiutato di farla provare!